Quella zona indefinita chiamata…

Negli ultimi tempi ho avuto modo di riflettere sulla permeabilità che tutti sperimentano prima o poi nella vita. Persino le teste dure come me, o i tanti ostinati che popolano il pianeta, sono permeabili! Bisogna solo vedere a cosa, e cosa se ne fanno di questa… qualità quando si rendono finalmente conto di averla.

Trovo che più una persona è permeabile, più cerchi di manifestarsi come inscalfibile. E nelle relazioni questa disonestà può risultare fatale.

C’è una falsa considerazione alla base di questo che potrebbe essere, a tutti gli effetti, un meccanismo di difesa: sembra che essere permeabili, quindi sensibili come una cartina al tornasole, quindi candidati a una qualsiasi reazione, sia un segno di debolezza. Di… mancanza di preparazione.

In realtà, se abbiamo costruito dei bei rapporti, anche il fatto di riconoscerci teneri da qualche parte non dovrebbe metterci in difficoltà, perchè l’amore delle persone che ci circondano fa breccia in noi e ci mostra che andiamo bene così come siamo; però succede esattamente il contrario, come quando arriviamo in ritardo al lavoro, o a scuola capitava di non fare i compiti, o come se avessimo occupato il parcheggio destinato agli handicappati – è capitato, ci dispiace anche, ma comunque il senso di responsabilità ci schiaccia e ci mette a disagio.

Sto pensando molto non tanto alla mia permeabilità – sono un Leone, prendo per regalmente scontato che quello che intendo, faccio, penso, piova radioso su tutto ciò che mi circonda, lampante e inequivocabile (in altri contesti e più brevemente, questo si chiamerebbe EGO) – quanto a quella di chi amo e che a tratti patisce del mio alto livello di energia, della mia irruenza, delle mie manifestazioni – spontanee, sì: ma…. potenti.

Nell’essere quello che sono mi sto accorgendo di quanto io dia per scontato che in un rapporto con me, l’altra persona sia così stabile (ergo, a casa con se stessa, in se stessa) da sapere che non sto aggredendo, non sto rompendo gli argini, non sto… attaccando la sua permeabilità. Non sto mettendo in luce mancanze, e non sto evidenziando incapacità di mantenere il livello.

Allora cosa sto facendo?

Sto raccogliendo l’attenzione, il calore, la vicinanza che sento e… lo apprezzo.

Mi sto lasciando andare.

Mi sto sciogliendo… caramella al sole.

Tra le qualità insite nella nostra mente la chiarezza è meravigliosa, ma rischia di essere fredda senza il tandem amore-e-compassione, che va al di là del bisogno di avere qualcosa o qualcuno verso il quale essere amorevoli e compassionevoli. Anche se non ne siamo consapevoli, è un filone aureo dentro di noi, non è impiantato, è già lì nella montagna rocciosa e passo dopo passo, picconata dopo picconata, possiamo liberarlo.

E’ una delle nostre qualità naturali e lo scopriamo anche grazie al riconoscerci permeabili. Nel momento in cui ci sentiamo… soffici, una certa gentilezza sorge dentro di noi, e senza sforzo la regaliamo agli altri, ma prima di tutto a noi stessi.

E’ in questo momento che essere permeabili mostra i suoi vantaggi; ora capiamo che c’è una zona indefinita, in un rapporto, in cui la permeabilità di uno e dell’altro s’intrecciano e diventano apertura, intimità di qualche sorta, riconoscimento di un terreno fertile e predisposto alla crescita.

Riconoscere questo, nel mio caso, significa essere morbidi e fluidi pur mostrando un certo vigore.

Detto questo, alla domanda Cosa sto facendo? Ora rispondo: sto deponendo le armi.

La donna guerriero non ha più bisogno di combattere.

Olafur Eliasson

The Weather Project

Tate Modern

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